Eh già, col Corona in corso il nostro ormai storico meeting verdonesco delle vecchie glorie ha subito un attacco numerico, nel senso che di vecchietti c'eravamo solo GP ed io...
Pazienza, almeno Andrea (vero pensionato Inps) ci sarà la prossima volta, d'obbligo!
Dunque pur spostando la data al terzo weekend di giugno, almeno ci siamo andati!
Il tempo è stato superbo e ci ha aiutato a salire senza stress di temporali o orari forzati le nostre salite, anche se very soft, in confronto alle difficilissime di quando eravamo giovani... Non è vero, naturalmente, ma è bello crederci.
Ritorniamo alla cruda realtà. Venerdì 19 eccomi spegnere il motore rombante della mia Cooper S alle 9,20 a lato di Joe le Snacky, sulla piazzetta de La Palud. Viaggio ottimo e ottimo incontro al bar con Gp e Diegone il guidone, già lì dalla sera precedente. Il plus è che ci sono pure Barney Vaucher, mia antica conoscenza e storico autore di volumi sulla scalata in Calanques e in Verdon, accompagnato dalla consorte e da François Guillot e Madame. Proprio il Guillot autore della Demande, per citarne una sola: la Storia del Verdon in persona. Sono tutti in ottima forma e Guillot ci dirà poi che è soddisfatto di scalare ancora sul 6c+ a 77 anni! E chi non lo sarebbe! Chapeau François!
Dopo abbondanti colazioni e scambi di vedute, più piantamento della mia tenda, ci portiamo noi tre alla nostra meta, la nuovissima Le Monde d'après all'Escales.
Questa via di Pasqualino, per noi intimi del Verdon - sarebbe Pascal Faudou all'anagrafe -, percorre incredibilmente una zona zeppa di vie storiche, con la sola partenza in comune con Pichenibule. Quattro doppie relax ci portano infatti al giardino sospeso ricco di storiche rimembranze, e abbiamo il tempo di rilassarci ulteriormente dato che c'è un po' di coda internazionale. Verso le 14 mi lancio per la ventesima volta o giù di lì sul primo tiro di Piche, per fortuna non troppo unto. Proseguo abbastanza tranquillo anche sul secondo e primo del nuovo percorso. Da lì i tiri centrali sono of course affidati al guidone, che li sale con la solita baldanza. Per fortuna, ben tenuto, riesco pure io in libera sul 6c del quarto tiro, bello verticale e fessurato. Segue poi una fessura con due passaggi a incastro (6b) e per finire una dalla dallosa puro Verdon di 6a, che salgo da primo (come una lumaca dicono gentilmente i miei due amici...). Insomma una gran bella via in un antico settore dove non sembrava possibile tirar fuori più nulla. Complimenti a Pascal, anche per l'attrezzatura ottimale.
Il giorno dopo vione di 11 tiri in programma a Mayreste. Stavolta siamo in 4: io e il guidone più GP e Lucia la Bombera. Che team!
Stressante calata su statica di 160 metri o giù di lì per cominciare. Mani che bruciano pur coi guanti. Alla fine traverso non dei più tranquilli su ghiaino (e scivolata mortale nel caso ci scappassero le scarpette) e siamo all'inizio dell'Hermitte cénobite, anche questa recentissima. La via è tutta in diagonale, come spesso sono le ultime creazioni verdonite non estreme, seguendo la logica del meno difficile in mezzo a strapiomboni. La parete è per sfortuna in pieno sud = caldone garantito. Troviamo i primi tiri un po' bagnatielli ma salibili. Poi un 6b si rivela boulder di 6c, e vabbè... Lo strapiombazzo inevitabile sarebbe 7b ma noi lo stirassiamo il giusto e anche l'ingiusto e passiamo via senza problemi. Invece sopra ci si deve impegnare per aver ragione del 6b+ e del 6b seguente. A metà di quest'ultimo tiro mi succede l'irreparabile: i piedi mi bollono, data la mia famosa velocità di progressione. A forza di parolacce varie mi vedo costretto a tre pendoli da tre spit degni di Yosemite (più o meno), mentre i miei compagni ci hanno volteggiato come libellule (anche qui più o meno). Finish con meno pedestre 6a e 6a+ per fortuna e siamo sul plateau, per le dovute abbondanti Leffe di festeggiamento da Joe.
Ultimo giorno. In teoria vorremmo una via non oltre il 6a+. Ne trovo una io, sulla carta: Hissage nocturne a Zidane, vicino al lago.
Staticata più relax e siamo i soliti tre all'attacco di una via che si sviluppa per circa 200 metri, in costante traverso, tanto per cambiare. I primi tiri son ok, e abbastanza vari, non oltre il 5c (di una volta). Poi il solito Diegone prende il comando e ci assicura in un tiro sopra gli strapicchi che porta ad una sosta delle peggiori possibili, appesi come salami. Cosa capita a questo punto? La Grande Palla, ovvero una matassa inestricabile delle nostre due corde, che dobbiamo sbrogliare appesi appunto come insaccati, per una bella mezz'oretta! Poi riparte il guidone e con grande exploit visteggia l'orrido chiave, che consta di un camino viscido più placca muschiosa e scivolosa dove mettere tutto il peso: uno spettacolo! Io e GP ci stirassiamo su tutto il possibile e oltre per salire in qualche modo questo tratto di certo di 6c. Alla faccia del 6a+ massimo! Il resto è a dir la verità un bel traverso più muro finale di difficoltà come da topo: 6a, sempre old style naturalmente.
E qui finisce la storia e il soggiorno provenzale. A la prox!
Il Guidone Diego sul 6b dallosissimo dell'Hermitte, dove io pendolai di brutto!
La bombera Lucia aspetta il secondo team all'uscita della stessa via.
Diego sul tiro chiave di Monde d'après, 6c.
Io all'uscita dello stesso tiro. Almeno i colori sono ok!
La Storia del Verdon. Da sinistra Diego, GP ed io. Poi Barney e consorte e Guillot e Madame.
Io sul quarto tiro dell'Hermitte. 6b annunciato, 6c vero.
GP in resting arboreo sopra il 7b, leggermente azzerabile, dell'Hermitte.
Per finire, lo scandaloso chiave di Hissage nocturne. Io non ci riesco, chiaramente!
Tutte le immagini sono di GP Turco, come sempre fotografo ufficiale del Team.
Arrampicata sportiva e boulder nell'estremo Ponente Ligure e nel vicino Sudest francese, con incursioni nelle Alpi Marittime. Commenti, novità, facezie e condizioni in tempo (quasi...) reale. By F. Bessone
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giovedì 25 giugno 2020
venerdì 11 ottobre 2019
VERDON morte di un rasta!
Eh sì, dovevano essere due belle giornate di scalata sulla pietra più bella del mondo, invece...
E' successo. Al secondo giorno. Nient'altro da dire. Stop.
Però così non si capisce nulla in effetti.
Cominciamo dall'inizio dunque.
Io e Luca partiamo mercoledì alle classiche 8, a mia fine lavoro, da Bordighera, direzione Verdon.
Tempo strano, qui buono, nel Var sempre pù nuvoloso. Ad Annot, dove pensiamo di salire una via recentissima, le nuvole nere incombenti ci lasciano arrivare all'attacco e poi mollano goccioline, abbastanza consistenti però da farci desistere e riprendere l'auto direzione le Gorges.
Trovata la sistemazione per la notte nell'ottimo Auberge du Verdon, dall'illimitata fantasia, eccoci in preparazione allo chalet de La Maline per scendere - a piedi - alla base della nuova (2019) Concretion erogène, una via di notevole sviluppo che serpenteggia sulla parete molto conosciuta per ospitare Crise de gouttes e Free Tibet. La via, attaccata purtroppo data l'ora tarda a sinistra per un tiro più facile, non comincia così un granché e prosegue con lunghi traversi orizzontali, tipici dei nuovi itinerari non estremi, che cercano il più facile in pareti di per sé ben dure. Primo e secondo traverso non sono male, difficili da leggere per stare nel grado annunciato (5c e 6a, ottimistico). Poi si entra in strambo camino/muro terroso, che affronto al peggio dove non si deve stare...
In alto le cose migliorano con tiri su placche e muri, ma la via non ci entusiasma.
Saltiamo direttamente al giorno dopo.
Ora presta, relativa. Scendiamo con 5 doppie vertiginose, come dovuto in Verdon, la parete di Mayreste inferiore, per avvicinarci poi in pochi minuti di cammino a Tarabiscotage verdonesque, via ormai classica e molto apprezzata, che presenta due valutazioni diverse a seconda dei ripetitori. Io naturalmente mi metto in quelli più soft, non adepti alla placca di spalmo, dove trovo tutto difficile! Primo tiro (mio) disturbato da un feroce maestrale, poi parte Luca per una placca difficile e con chiodatura bella allegra. Comunque la sale dignitosamente, non come me che per liberarla da secondo soffro le pene del climber da falesia che cerca appigli e appoggi decenti, invece di piedi sfuggenti con mani su presine...
E da questa sosta accade la tragedia! Luca è arrivato alla sosta seguente, io mi preparo, cerco di prendere magnesite per partire, ma non trovo il sacchetto dietro di me. Una tastata di troppo, un piccolo clic e vedo il povero Bob, il mio portamagnesite rasta, con tanto di treccine colorate e colorito marcato, che prende il volo e precipita indifeso sulla placca... Un piccolo rimbalzo su un ginepro e scompare alla mia vista inghiottito dal vuoto! Noooooooooooo.....
Che si sia suicidato dato il mio incedere penoso sulle placche?
Ma avevamo ancora tante belle canne (da salire) davanti a noi, magari nelle falesie spagnole o greche al sole che amava tanto...
Mah, non lo saprò mai. Di certo c'è solo che proseguo mestamente la salita - dato che non si può far altro - incazzatissimo, dietro al prode alpino Luca.
La via in verità è bella, pure i lunghissimi traversi orizzontali che la caratterizzano sono molto interessanti e intelligenti.
Dunque giungiamo al fine, anzi giungo - perché anche da incavolato almeno il tiro finale di 5b non posso non salirlo da primo - sul pianoro sommitale.
Il Verdon è sempre uno spettacolo, comunque.
Di certo torneremo entrambi su queste placche da tremolio.
C'est la vie.
Secondo traverso orizzontale di Tarabiscotage, circa 6a, con S5 aerea se ce n'è una...
Il camino molto bellino, e fa pure rima, di L4 della stessa via (6a+).
La placca del fattaccio di cronaca nera, direi di certo 6b, vista da S2
Mio sorrisetto di circostanza usciti dalla via, senza Bob in vita, in tutti i sensi...
Il camino/placca di L4 di Concrétion. Si passa sotto allo spit. Indovinate dove ho provato io?
Una bella canna doppia sopra S1 della stessa via. 5c vero salirla.
Luca ritratto al ventoso attacco di Tarabiscotage.
Tempo "strange" nelle Gole. Terrà o non terrà?
La bella L6 di Concrétion, 5c. Tutti gli scatti di Luca Marsilio.
E' successo. Al secondo giorno. Nient'altro da dire. Stop.
Però così non si capisce nulla in effetti.
Cominciamo dall'inizio dunque.
Io e Luca partiamo mercoledì alle classiche 8, a mia fine lavoro, da Bordighera, direzione Verdon.
Tempo strano, qui buono, nel Var sempre pù nuvoloso. Ad Annot, dove pensiamo di salire una via recentissima, le nuvole nere incombenti ci lasciano arrivare all'attacco e poi mollano goccioline, abbastanza consistenti però da farci desistere e riprendere l'auto direzione le Gorges.
Trovata la sistemazione per la notte nell'ottimo Auberge du Verdon, dall'illimitata fantasia, eccoci in preparazione allo chalet de La Maline per scendere - a piedi - alla base della nuova (2019) Concretion erogène, una via di notevole sviluppo che serpenteggia sulla parete molto conosciuta per ospitare Crise de gouttes e Free Tibet. La via, attaccata purtroppo data l'ora tarda a sinistra per un tiro più facile, non comincia così un granché e prosegue con lunghi traversi orizzontali, tipici dei nuovi itinerari non estremi, che cercano il più facile in pareti di per sé ben dure. Primo e secondo traverso non sono male, difficili da leggere per stare nel grado annunciato (5c e 6a, ottimistico). Poi si entra in strambo camino/muro terroso, che affronto al peggio dove non si deve stare...
In alto le cose migliorano con tiri su placche e muri, ma la via non ci entusiasma.
Saltiamo direttamente al giorno dopo.
Ora presta, relativa. Scendiamo con 5 doppie vertiginose, come dovuto in Verdon, la parete di Mayreste inferiore, per avvicinarci poi in pochi minuti di cammino a Tarabiscotage verdonesque, via ormai classica e molto apprezzata, che presenta due valutazioni diverse a seconda dei ripetitori. Io naturalmente mi metto in quelli più soft, non adepti alla placca di spalmo, dove trovo tutto difficile! Primo tiro (mio) disturbato da un feroce maestrale, poi parte Luca per una placca difficile e con chiodatura bella allegra. Comunque la sale dignitosamente, non come me che per liberarla da secondo soffro le pene del climber da falesia che cerca appigli e appoggi decenti, invece di piedi sfuggenti con mani su presine...
E da questa sosta accade la tragedia! Luca è arrivato alla sosta seguente, io mi preparo, cerco di prendere magnesite per partire, ma non trovo il sacchetto dietro di me. Una tastata di troppo, un piccolo clic e vedo il povero Bob, il mio portamagnesite rasta, con tanto di treccine colorate e colorito marcato, che prende il volo e precipita indifeso sulla placca... Un piccolo rimbalzo su un ginepro e scompare alla mia vista inghiottito dal vuoto! Noooooooooooo.....
Che si sia suicidato dato il mio incedere penoso sulle placche?
Ma avevamo ancora tante belle canne (da salire) davanti a noi, magari nelle falesie spagnole o greche al sole che amava tanto...
Mah, non lo saprò mai. Di certo c'è solo che proseguo mestamente la salita - dato che non si può far altro - incazzatissimo, dietro al prode alpino Luca.
La via in verità è bella, pure i lunghissimi traversi orizzontali che la caratterizzano sono molto interessanti e intelligenti.
Dunque giungiamo al fine, anzi giungo - perché anche da incavolato almeno il tiro finale di 5b non posso non salirlo da primo - sul pianoro sommitale.
Il Verdon è sempre uno spettacolo, comunque.
Di certo torneremo entrambi su queste placche da tremolio.
C'est la vie.
Secondo traverso orizzontale di Tarabiscotage, circa 6a, con S5 aerea se ce n'è una...
Il camino molto bellino, e fa pure rima, di L4 della stessa via (6a+).
La placca del fattaccio di cronaca nera, direi di certo 6b, vista da S2
Mio sorrisetto di circostanza usciti dalla via, senza Bob in vita, in tutti i sensi...
Il camino/placca di L4 di Concrétion. Si passa sotto allo spit. Indovinate dove ho provato io?
Una bella canna doppia sopra S1 della stessa via. 5c vero salirla.
Tempo "strange" nelle Gole. Terrà o non terrà?
La bella L6 di Concrétion, 5c. Tutti gli scatti di Luca Marsilio.
giovedì 6 giugno 2019
VERDON Inps ma pochi...
Quest'anno il gruppetto di aficionados del Verdon si è ridotto drasticamente.
Complici problemi diversi ma importanti, ci siamo trovati solo GP ed io (dei semi pensionati), a salire il leggendario calcare provenzale, of course in versione soft.
Ad ogni buon conto le nostre corde erano legate a un professionista, non (tanto) agé in verità, Diego, e a una valentissima "bombera", nel senso di vigile del fuoco, ed espertissima climber di alpinate, Lucia.
Giovedì i tre monregalois erano già in loco e si sono offerti la sempre bella Les deux doigts dans le nez, che offre una sostenuta scalata varia sul 6b, non di facile lettura, come d'uso da quelle parti...
Venerdì mattina è arrivato anche lo scriba, in versione "distrutto dal lavoro" (sì, sì, è vero, anche se non ci crederete e io non ve lo spiego!), che si è fatto trascinare sulla severa - anche se non dichiarata tale - Un Robin de jouvence, una scalata su roccia non troppo verdonita, molto esigente e sottovalutata (io direi un cattivo 6c - almeno - invece del 6b+ massimo annunciato, quanto all'obbligatorio di 6a previsto: ahahahahahah).
Dopo i soliti polletti e varianti del sempre ottimo Joe nella serata paludiana, GP conferma la sua decisione per il giorno dopo: L'eperon des Venellois, vione (ben 250 metri) di massimo 6b a Vernis, un po' fuori dal Canyon, anzi in pratica quasi sul lago.
Qui, arrivati alle due doppie che portano al vero attacco, dietro suggerimento della "palla di rame", ovvero il sole battente mica da ridere in quel momento, non le stendiamo e ci lanciamo (si lanciano) direttamente dalla cengia. Io sto ancora bello stanco, così da dover ricomporre le due cordate di salvataggio: Lucia und GP, Diegone ed io. La via è bella, varia, con due top quality: il pilastrozzo di 6b con roccia doc nuova, e il tiro finale di 5c+ su muro grigio.
Qualche meritata birrozza près du lac più tardi, Diego, per obblighi di famiglia, fa ritorno in Piemunt mentre noi ci concediamo un rilassante fine pomeriggio, dando tempo al progettista GP di formulare l'ultima proposta del soggiorno.
E' l'alba (delle 8 circa) del giorno dopo quella che ci sorprende in discesa dallo chalet de La Maline, in direzione della classica Crise de gouttes al settore Eycharme.
Qui (miracolo) mi sento finalmente bene e pertanto il vecchio coniglio che c'è in me non si lascia sfuggire di condurre le due lunghezze più belle (in grande traverso) su super roccia a gocce e goccioni.
Riesco persino a onsighteggiare il 6b superbo del terzo tiro, passaggiato naturalmente da GP e dalla bombera, ma si sa che i monregalois sono trrrrroppo forti en dalle...
Birre, coca e polletti a La Palud pongono fine a un sempre troppo corto periodo scalatorio nella patria del più bel calcare del mondo. Sigh!
Verdon is magic...
Diegone ed io all'uscita dell'Eperon des Venellois, col Verdon assai "barcato"...
Io me ardisco il superbo 6b di Crise de gouttes
Lucia, la "bombera", alla sosta dell'ultimo traverso di Crise de gouttes
Ancora Lucia e il guidone Diego son fuori dai Venellois a prendersi un bel sole.
Tutte le immagini sono del fotografo ufficiale del team: GP Turco.
Complici problemi diversi ma importanti, ci siamo trovati solo GP ed io (dei semi pensionati), a salire il leggendario calcare provenzale, of course in versione soft.
Ad ogni buon conto le nostre corde erano legate a un professionista, non (tanto) agé in verità, Diego, e a una valentissima "bombera", nel senso di vigile del fuoco, ed espertissima climber di alpinate, Lucia.
Giovedì i tre monregalois erano già in loco e si sono offerti la sempre bella Les deux doigts dans le nez, che offre una sostenuta scalata varia sul 6b, non di facile lettura, come d'uso da quelle parti...
Venerdì mattina è arrivato anche lo scriba, in versione "distrutto dal lavoro" (sì, sì, è vero, anche se non ci crederete e io non ve lo spiego!), che si è fatto trascinare sulla severa - anche se non dichiarata tale - Un Robin de jouvence, una scalata su roccia non troppo verdonita, molto esigente e sottovalutata (io direi un cattivo 6c - almeno - invece del 6b+ massimo annunciato, quanto all'obbligatorio di 6a previsto: ahahahahahah).
Dopo i soliti polletti e varianti del sempre ottimo Joe nella serata paludiana, GP conferma la sua decisione per il giorno dopo: L'eperon des Venellois, vione (ben 250 metri) di massimo 6b a Vernis, un po' fuori dal Canyon, anzi in pratica quasi sul lago.
Qui, arrivati alle due doppie che portano al vero attacco, dietro suggerimento della "palla di rame", ovvero il sole battente mica da ridere in quel momento, non le stendiamo e ci lanciamo (si lanciano) direttamente dalla cengia. Io sto ancora bello stanco, così da dover ricomporre le due cordate di salvataggio: Lucia und GP, Diegone ed io. La via è bella, varia, con due top quality: il pilastrozzo di 6b con roccia doc nuova, e il tiro finale di 5c+ su muro grigio.
Qualche meritata birrozza près du lac più tardi, Diego, per obblighi di famiglia, fa ritorno in Piemunt mentre noi ci concediamo un rilassante fine pomeriggio, dando tempo al progettista GP di formulare l'ultima proposta del soggiorno.
E' l'alba (delle 8 circa) del giorno dopo quella che ci sorprende in discesa dallo chalet de La Maline, in direzione della classica Crise de gouttes al settore Eycharme.
Qui (miracolo) mi sento finalmente bene e pertanto il vecchio coniglio che c'è in me non si lascia sfuggire di condurre le due lunghezze più belle (in grande traverso) su super roccia a gocce e goccioni.
Riesco persino a onsighteggiare il 6b superbo del terzo tiro, passaggiato naturalmente da GP e dalla bombera, ma si sa che i monregalois sono trrrrroppo forti en dalle...
Birre, coca e polletti a La Palud pongono fine a un sempre troppo corto periodo scalatorio nella patria del più bel calcare del mondo. Sigh!
Verdon is magic...
Diegone ed io all'uscita dell'Eperon des Venellois, col Verdon assai "barcato"...
Io me ardisco il superbo 6b di Crise de gouttes
Lucia, la "bombera", alla sosta dell'ultimo traverso di Crise de gouttes
Ancora Lucia e il guidone Diego son fuori dai Venellois a prendersi un bel sole.
Tutte le immagini sono del fotografo ufficiale del team: GP Turco.
lunedì 8 aprile 2019
SAINT JEANNET, VERDON, CHAUDAN, Rain & holiday
E' stata una settimana di ferie per me, Andrea e Marta, quella che ha preceduto il weekend appena finito.
L'idea alla base era una lunga e intensa settimana di vie di più tiri nelle Gorges du Verdon, programmata ormai da tempo.
Purtroppo però, complice ovviamente il tempo e un po' forse il periodo non proprio adatto, abbiamo decentrato la nostra vacanza, che non ha più interamente riguardato solo il Verdon.
Partiamo con la giornata di martedì, dove in attesa delle previste piogge di mercoledì, ce ne siamo restati nelle falesie nei nostri dintorni, più precisamente a Saint Jeannet settore la Source.
Il settore è composto quasi interamente da vie corte e compresse nella difficolta, dove si registra la libera di Bonbons à gogo 7a (hard) per me (Emanuele) e Andrea, e la successiva salita di Fièvre Jaune 7a+ per me.
Dopo un mercoledì di riposo, giovedì siamo finalmente partiti, diretti a La Palud sur Verdon.
Una volta arrivati ci avviamo per il settore Mayreste inférieur, dove verso mezzogiorno attacchiamo la prima via: Blond qui peut.
Via composta da 6 tiri su 150 metri, il cui grado complessivo lo danno il terzo e quinto tiro, entrambi di 6c+ con un obbligatorio di 6c.
Primo e secondo tiro scalati in condizioni confortevoli, grazie ai timidi raggi di sole e alla calura accumulata nell'avvicinamento; in seguito un'alternanza di minacciose nubi ci ha fatto un po' soffrire il freddo alle mani e ai piedi.
Nonostante ciò, dopo 5 ore di scalata, tempistica più che accettabile per noi tre novellini delle vie lunghe, abbiamo raggiunto la cima posta poco sotto al parcheggio.
Subito dopo esserci risistemati, ci siamo messi a fare un po' i turisti ed abbiamo gironzolato per le panoramiche zone delle gole.
La mattina seguente solo io ed Andrea siamo partiti per effettuare una via leggermente più difficile: l'obbiettivo in questione è stato la via Zygozago 7a (6b+ obb.), situata nella zona del Pas de la Bau, composta da 6 tiri su 160 mt di sviluppo.
Giunti nel parcheggio, nei dintorni del belvedere del Pas de la Bau, abbiamo preso il sentiero che porta alla base dei 4 tiri sottostanti al belvedere.
Verso le 11 abbiamo iniziato a scalare la via, con l'idea di eseguire i tiri in modo alternato, ad eccezione dei due tiri di grado più elevato, eseguiti entrambi da primi ricalandoci.
I tiri in questione sono il secondo, un 7a caratterizzato da due traversi iniziali e poi un muro continuo su buchi, e il quarto tiro, un 6c di fessura con un traverso finale verso sinistra.
Condizioni ottime di sole, il quale ci ha seguito sino al penultimo tiro, dove poi ha girato, illuminando un'altra parte di gola.
Purtroppo la nostra esperienza in Verdon è finita con venerdì, a causa del tempo sfavorevole con piogge sul levante francese.
Tornando sabato in Italia, le condizioni meteo ci hanno fatto ripiegare sulla suggestiva palestra di corda indoor di Saint Martin de la Vesubie, la "Vesubia Mountain Park".
Qui abbiamo trascorso un divertente e caldo pomeriggio all'interno della palestra, alternando le sue fisiche vie spittate ai difficilotti boulder.
Infine, oramai tornati il sabato sera in Italia, per la giornata di domenica ci siamo riuniti al gruppo scalatorio "Ponentista", col quale, a causa delle piogge di sabato che avevano reso inagibili molte falesie, abbiamo optato per la Micro Falaise, che ha la peculiarità di rimanere asciutta e non colare.
La Micro Falaise è un piccolo settore che si trova a ridosso della strada del Var che porta a Le Chaudan, e ha un comodo parcheggio che percorrendo la strada verso nord si trova sulla destra.
Da li percorrendo un impegnativo, anzi estenuante avvicinamento di ben 20 metri, si raggiunge la barra, composta di una dozzina di tiri di grado dal 6b all'8a.
I tiri sono corti ma di bella roccia e movimenti.
Qui si scatena Marta liberando velocemente Mini de rien 6c+ e On rend le train ou bien... 6c, ripetuta anche da Lucien.
Si registra anche la salita di Gabry e Andrea su Le Bonheur est dans le prés 7b/7b+ (sul topo) e la mia su Donneur d'orgasme 7b.
L'idea alla base era una lunga e intensa settimana di vie di più tiri nelle Gorges du Verdon, programmata ormai da tempo.
Purtroppo però, complice ovviamente il tempo e un po' forse il periodo non proprio adatto, abbiamo decentrato la nostra vacanza, che non ha più interamente riguardato solo il Verdon.
Partiamo con la giornata di martedì, dove in attesa delle previste piogge di mercoledì, ce ne siamo restati nelle falesie nei nostri dintorni, più precisamente a Saint Jeannet settore la Source.
Il settore è composto quasi interamente da vie corte e compresse nella difficolta, dove si registra la libera di Bonbons à gogo 7a (hard) per me (Emanuele) e Andrea, e la successiva salita di Fièvre Jaune 7a+ per me.
Dopo un mercoledì di riposo, giovedì siamo finalmente partiti, diretti a La Palud sur Verdon.
Una volta arrivati ci avviamo per il settore Mayreste inférieur, dove verso mezzogiorno attacchiamo la prima via: Blond qui peut.
Via composta da 6 tiri su 150 metri, il cui grado complessivo lo danno il terzo e quinto tiro, entrambi di 6c+ con un obbligatorio di 6c.
Primo e secondo tiro scalati in condizioni confortevoli, grazie ai timidi raggi di sole e alla calura accumulata nell'avvicinamento; in seguito un'alternanza di minacciose nubi ci ha fatto un po' soffrire il freddo alle mani e ai piedi.
Nonostante ciò, dopo 5 ore di scalata, tempistica più che accettabile per noi tre novellini delle vie lunghe, abbiamo raggiunto la cima posta poco sotto al parcheggio.
Subito dopo esserci risistemati, ci siamo messi a fare un po' i turisti ed abbiamo gironzolato per le panoramiche zone delle gole.
La mattina seguente solo io ed Andrea siamo partiti per effettuare una via leggermente più difficile: l'obbiettivo in questione è stato la via Zygozago 7a (6b+ obb.), situata nella zona del Pas de la Bau, composta da 6 tiri su 160 mt di sviluppo.
Giunti nel parcheggio, nei dintorni del belvedere del Pas de la Bau, abbiamo preso il sentiero che porta alla base dei 4 tiri sottostanti al belvedere.
Verso le 11 abbiamo iniziato a scalare la via, con l'idea di eseguire i tiri in modo alternato, ad eccezione dei due tiri di grado più elevato, eseguiti entrambi da primi ricalandoci.
I tiri in questione sono il secondo, un 7a caratterizzato da due traversi iniziali e poi un muro continuo su buchi, e il quarto tiro, un 6c di fessura con un traverso finale verso sinistra.
Condizioni ottime di sole, il quale ci ha seguito sino al penultimo tiro, dove poi ha girato, illuminando un'altra parte di gola.
Purtroppo la nostra esperienza in Verdon è finita con venerdì, a causa del tempo sfavorevole con piogge sul levante francese.
Tornando sabato in Italia, le condizioni meteo ci hanno fatto ripiegare sulla suggestiva palestra di corda indoor di Saint Martin de la Vesubie, la "Vesubia Mountain Park".
Qui abbiamo trascorso un divertente e caldo pomeriggio all'interno della palestra, alternando le sue fisiche vie spittate ai difficilotti boulder.
Infine, oramai tornati il sabato sera in Italia, per la giornata di domenica ci siamo riuniti al gruppo scalatorio "Ponentista", col quale, a causa delle piogge di sabato che avevano reso inagibili molte falesie, abbiamo optato per la Micro Falaise, che ha la peculiarità di rimanere asciutta e non colare.
La Micro Falaise è un piccolo settore che si trova a ridosso della strada del Var che porta a Le Chaudan, e ha un comodo parcheggio che percorrendo la strada verso nord si trova sulla destra.
Da li percorrendo un impegnativo, anzi estenuante avvicinamento di ben 20 metri, si raggiunge la barra, composta di una dozzina di tiri di grado dal 6b all'8a.
I tiri sono corti ma di bella roccia e movimenti.
Qui si scatena Marta liberando velocemente Mini de rien 6c+ e On rend le train ou bien... 6c, ripetuta anche da Lucien.
Si registra anche la salita di Gabry e Andrea su Le Bonheur est dans le prés 7b/7b+ (sul topo) e la mia su Donneur d'orgasme 7b.
Marta a Saint Jeannet su Cinq 6a.
Rispettivamente Andrea su Six 6a e Marta su Deux 5c.
Marta su Bonbons à gogo 7a.
Mio moschettanaggio "plastico" su Bonbons à gogo 7a.
Qualche scatto lungo la salita di Blond qui Peut.
Meravigliosi panorami del Verdon.
Luciano su On rend le train ou bien... 6c
Andrea su Donneur d'orgasme 7b e il Giovane su Micro-rifice 8a
giovedì 23 giugno 2016
VERDON proprio brutta, proprio bella
Eh sì, doveva capitare...
Lunedì siamo partiti, il vero Inps Angelino ed io, direzione La Palud, meta del primo giorno una via di questi ultimi anni targata Bruno Clement, alias Graou, autore - tra le tante - anche di due vie percorse pochi giorni fa dal nostro gruppetto di scalatori d'annata.
Mal ce ne incolse credendo che via Graou = chiodatura ottima e via altrettanto.
La via si chiama Pour le meilleur et pour le spit, è lunga circa 180 m ed è situata a Mayreste inférieur.
Ci caliamo nella calura più terribile perché la mia stima di ombra nel pomeriggio è ottimista assai: la via è in pieno sud e sparata ai raggi solari sino al tramonto.
Le cinque calate che ci portano alla base ci fanno vedere una roccia diciamo strana, pare bonificata... Mah. Penultima doppia che finisce d'obbligo su una ramaglia inestricabile! Ma non la poteva tagliare?
Cominciamo il primo tiro. Della roccia delle gole neanche l'ombra, sembra di essere nei peggiori zoccoli delle vie dolomitiche, si stacca tutto, anche se la chiodatura almeno rassicura.
Parto io sul secondo tiro e la prima presa piccola mi si sbriciola in mano... Qualche metro più su un'altra "bella" presa netta esplode... Tiro su tutto il tirabile e arrivo in sosta. Pitch 3. Angelino mi lancia - senza volerlo, of course - un "magollo" notevole a un metrozzo dalla testa, per fortuna munita di casco. Il tiro stesso finisce su una placca - almeno questa di roccia bella - stimata max 6b ma che richiederebbe un + come minimo.
Pitch 4. Dato 6b con una panza che si rivela almeno di un grado più alto e percorso su roccia "urenda" tutto laterale per cercare la difficoltà annunciata, dato che gli spit sono piantati su bella roccia ma neanche lontana parente del grado...
Ultimo tiro con pancia marcia e come sopra per la difficoltà e usciamo da questa m....ccia al tramonto inoltrato. Bello schifo, mai visto una via così brutta tra le 140 che ho percorso nel canyon!
Il giorno dopo siamo stanchi e vogliamo qualcosa di corto. Mi viene in mente un suggerimento cuneese: Le gout des autres, via di Simon Aldinger 2010, a Eycharme.
Qui ci becchiamo alla grande. Primo tiro molto bello di 6b+ (vero) su muro e placca tecnica di super roccia grigia "nuova". Secondo tiro di 6a+ dei più vari e tutto da leggere, bellissimo.
Terzo tiro: traverso con passo boulder in discesa, dato 6a+, che non ci riesce: pazienza...
Ultimo tiro (6a+) che inizia con una placca con passo duro e poi segue una fessura lama entusiasmante di super roccia: Angelo se lo gusta alla grande!
Finiamo in bellezza, per fortuna, tranne la risalita alle auto. Ho sbagliato tornante: la vecchiaia, la vecchiaia...
Angelino fotografato mentre fotografa l'Eperon Sublime, classica prima visione del Verdon verticale
Lunedì siamo partiti, il vero Inps Angelino ed io, direzione La Palud, meta del primo giorno una via di questi ultimi anni targata Bruno Clement, alias Graou, autore - tra le tante - anche di due vie percorse pochi giorni fa dal nostro gruppetto di scalatori d'annata.
Mal ce ne incolse credendo che via Graou = chiodatura ottima e via altrettanto.
La via si chiama Pour le meilleur et pour le spit, è lunga circa 180 m ed è situata a Mayreste inférieur.
Ci caliamo nella calura più terribile perché la mia stima di ombra nel pomeriggio è ottimista assai: la via è in pieno sud e sparata ai raggi solari sino al tramonto.
Le cinque calate che ci portano alla base ci fanno vedere una roccia diciamo strana, pare bonificata... Mah. Penultima doppia che finisce d'obbligo su una ramaglia inestricabile! Ma non la poteva tagliare?
Cominciamo il primo tiro. Della roccia delle gole neanche l'ombra, sembra di essere nei peggiori zoccoli delle vie dolomitiche, si stacca tutto, anche se la chiodatura almeno rassicura.
Parto io sul secondo tiro e la prima presa piccola mi si sbriciola in mano... Qualche metro più su un'altra "bella" presa netta esplode... Tiro su tutto il tirabile e arrivo in sosta. Pitch 3. Angelino mi lancia - senza volerlo, of course - un "magollo" notevole a un metrozzo dalla testa, per fortuna munita di casco. Il tiro stesso finisce su una placca - almeno questa di roccia bella - stimata max 6b ma che richiederebbe un + come minimo.
Pitch 4. Dato 6b con una panza che si rivela almeno di un grado più alto e percorso su roccia "urenda" tutto laterale per cercare la difficoltà annunciata, dato che gli spit sono piantati su bella roccia ma neanche lontana parente del grado...
Ultimo tiro con pancia marcia e come sopra per la difficoltà e usciamo da questa m....ccia al tramonto inoltrato. Bello schifo, mai visto una via così brutta tra le 140 che ho percorso nel canyon!
Il giorno dopo siamo stanchi e vogliamo qualcosa di corto. Mi viene in mente un suggerimento cuneese: Le gout des autres, via di Simon Aldinger 2010, a Eycharme.
Qui ci becchiamo alla grande. Primo tiro molto bello di 6b+ (vero) su muro e placca tecnica di super roccia grigia "nuova". Secondo tiro di 6a+ dei più vari e tutto da leggere, bellissimo.
Terzo tiro: traverso con passo boulder in discesa, dato 6a+, che non ci riesce: pazienza...
Ultimo tiro (6a+) che inizia con una placca con passo duro e poi segue una fessura lama entusiasmante di super roccia: Angelo se lo gusta alla grande!
Finiamo in bellezza, per fortuna, tranne la risalita alle auto. Ho sbagliato tornante: la vecchiaia, la vecchiaia...
Angelino fotografato mentre fotografa l'Eperon Sublime, classica prima visione del Verdon verticale
giovedì 9 giugno 2016
VERDON fra le gocce
Quest'anno è andata così...
Il nostro ormai ufficiale raduno INPS di primavera in Verdon non ha certo beneficiato di un gran bel meteo, così le file si sono leggermente ridotte.
Ma i soliti duri c'erano comunque: GP, Andrea, Coco, Diego il guidone e il sottoscritto.
Tempo instabile uguale sveglia al mattino presto per poter far qualcosa, invece del classico svacco mattutino e scalata pomeridiana. Patience...
Mi sono alzato alle 5,30 di giovedì 2 giugno da Soldano dunque e alle 9 avevamo già formato l'équipe in quel dell'ormai assestatissimo nostro ritrovo sulla piazzetta della Palud, per una colazione come si deve allo Snack.
Location tranquilla il primo giorno, temporali annunciati, e rotta la (poco) verdonesca falesia di Mayreste inférieur, per Laispité Positive, very easy route annunciata 6a+ tutti o quasi i tiri, ma in realtà più che altro passeggiata verticale con un passaggio di 6a. Una via che ti fa pensare che le novità (2010) facili son a volte valutate "commerciali", per incentivare la frequentazione...
Comunque la via è divertente e permette di scalare veloci nel caso di tempo instabile.
Poiché il giorno dopo il meteo pare un poco meglio e "dobbiamo" fare il botto, si impone una scelta.
Toboggan de la mort viene ispezionato dall'alto (tanto per farsi paura) e si decide pure per una mega calata da oltre 100 metri lungo Durandal per inaugurare come si deve il nostro nuovo staticone da 200 metri. Tutto pronto dunque.
L'indomani il tempo invece proprio pronto non sembra e la via scelta non offre possibilità di ritirata, se non disastrose. Si impone un piano B. Andrea, sempre ferratissimo in merito, lancia la possibilità di ripetere L'Empreinte des Millénaires, vione (per noi) di 280 metri, di 6c max e non ben precisato obbligatorio... Parte dalla Baume aux Pigeons e forse permette una ritirata...
Comunque GP ha la relazione sul furgone e muniti di cotanto strumento di conoscenza ci lanciamo brillanti sulla via, ben umidiccia. Il lancio si arresta già al secondo tiro (di 6c) dove il leader del team 1 (Coco, che scala con Andrea) deve duramente impegnarsi per procedere, con voletti vari! Il team 2 disgraziatamente è al momento con me al timone e pertanto in modo più o meno vergognoso devo cercare di salire in coppa alla lunghezza! Dopo un bel po' di tiraggi di provvidenziali rinvii lasciati in loco da Andrea ce la fo, ma mi basta anche così: roccia liscia e levigata stile Boragni e chiodi lunghi!
Cedo lo scettro del comando al guidone Diego che in seguito passa in testa a tutto il team: il nostro gruppo è, come dire, elastico, quando le difficoltà e l'obbligatorio (soprattutto) si fan sentire.
Al penultimo tiro di 6b+, dunque, Diego afferra miracolosamente lo spit della salvezza, evitandosi un bello schianto in placca abbattuta, dopodiché lo spit medesimo viene ornato da fettuccia kilometrica salvavita... Comunque tutto il team esce baldo e ribaldo in vetta alla paretona e intraprende una discesa un po' intricata per riguadagnare il furgone al Couloir Samson, prima delle piogge (per fortuna) serali. Naturalmente si festeggia il "botto" con doppie Leffe da mezzo litro allo Snack e chi più ne ha più ne ammetta, prima del pollo serale di rito.
Il sabato i nostri eroi sono 'nu poco stancherelli e il solito GP impone democraticamente, scartabellando il kilo di relazioni prese e stampate da CamptoCamp (o come cavolo si chiama) la rilassante Adieu Zidane, massimo 6a, a Galetas.
Accesso nullo, possibilità di fare gli "sborroni" coi turisti che qui si fermano per fotografare il lago, calata da 100 (finalmente!) con staticone giusto all'attacco: che si può volere di più?
La via è molto piacevole, su ottima roccia, con un bel traverso tecnico, e con valutazioni normali.
Poco dopo mezzogiorno siamo già alle auto e nel pomeriggio, come da copione, piove.
Last day, sunday, eccoci alla Carelle in preda a dubbi di via. Che fare? Le stupende nebbie si stanno diradando sollevandosi dal canyon, la giornata tiene, pare sino alle 14 almeno...
Purtroppo (dico io) si impone la pigrizia e ci caliamo direttamente da sotto le ringhiere del posteggio lungo l'antica Ticket Danger, via già unta negli anni '90...
In verità il progetto sarebbe di ripetere Sérieux s'abstenir max 6b+ e 6b obbligato, valutazioni anni ottanta.
Parto io sul 6a "very old school" del primo tiro e ridicolmente mi ritiro al secondo spit, preso da incazzatura per 1) valutazioni di una volta, bastarde dentro 2) chiodatura obbligatoria 3) mia posa terribile delle scarpette, che dovrebbero andar meglio di una volta... 4) quel che volete!
Giampi si lancia super bene su questo e sul tiro seguente, detto 6b, poi opta per un "demi tour" sulla vicina Ticket.
Tutto ok per due tiri, ancora scalabili bene. Meno ok l'ultimo tiro che necessiterebbe di buoni occhiali da sole per non venir abbagliati dalla roccia così unta da splendere... Madonna!
Io da due opto per una variante a sinistra ancora umana come roccia ma non come protezione da primi.
Bene o male i nostri si ritrovano alle due in vetta alla Carelle, ben in tempo per un ultimo pollo allo Snack, prima dell'avvento del più potente dei temporali che abbiamo avuto la fortuna di vedere tutti dalla terrazza del bar, grazie - almeno in parte - alla nostra saggia esperienza di vieiass...
Ri-meeting ad ottobre, of course. Mica vorremmo perderci la magia di quei colori!
Qui di seguito una carrellata di immagini verdoniane: le più belle naturalmente di GP, le altre mie.
Il nostro ormai ufficiale raduno INPS di primavera in Verdon non ha certo beneficiato di un gran bel meteo, così le file si sono leggermente ridotte.
Ma i soliti duri c'erano comunque: GP, Andrea, Coco, Diego il guidone e il sottoscritto.
Tempo instabile uguale sveglia al mattino presto per poter far qualcosa, invece del classico svacco mattutino e scalata pomeridiana. Patience...
Mi sono alzato alle 5,30 di giovedì 2 giugno da Soldano dunque e alle 9 avevamo già formato l'équipe in quel dell'ormai assestatissimo nostro ritrovo sulla piazzetta della Palud, per una colazione come si deve allo Snack.
Location tranquilla il primo giorno, temporali annunciati, e rotta la (poco) verdonesca falesia di Mayreste inférieur, per Laispité Positive, very easy route annunciata 6a+ tutti o quasi i tiri, ma in realtà più che altro passeggiata verticale con un passaggio di 6a. Una via che ti fa pensare che le novità (2010) facili son a volte valutate "commerciali", per incentivare la frequentazione...
Comunque la via è divertente e permette di scalare veloci nel caso di tempo instabile.
Poiché il giorno dopo il meteo pare un poco meglio e "dobbiamo" fare il botto, si impone una scelta.
Toboggan de la mort viene ispezionato dall'alto (tanto per farsi paura) e si decide pure per una mega calata da oltre 100 metri lungo Durandal per inaugurare come si deve il nostro nuovo staticone da 200 metri. Tutto pronto dunque.
L'indomani il tempo invece proprio pronto non sembra e la via scelta non offre possibilità di ritirata, se non disastrose. Si impone un piano B. Andrea, sempre ferratissimo in merito, lancia la possibilità di ripetere L'Empreinte des Millénaires, vione (per noi) di 280 metri, di 6c max e non ben precisato obbligatorio... Parte dalla Baume aux Pigeons e forse permette una ritirata...
Comunque GP ha la relazione sul furgone e muniti di cotanto strumento di conoscenza ci lanciamo brillanti sulla via, ben umidiccia. Il lancio si arresta già al secondo tiro (di 6c) dove il leader del team 1 (Coco, che scala con Andrea) deve duramente impegnarsi per procedere, con voletti vari! Il team 2 disgraziatamente è al momento con me al timone e pertanto in modo più o meno vergognoso devo cercare di salire in coppa alla lunghezza! Dopo un bel po' di tiraggi di provvidenziali rinvii lasciati in loco da Andrea ce la fo, ma mi basta anche così: roccia liscia e levigata stile Boragni e chiodi lunghi!
Cedo lo scettro del comando al guidone Diego che in seguito passa in testa a tutto il team: il nostro gruppo è, come dire, elastico, quando le difficoltà e l'obbligatorio (soprattutto) si fan sentire.
Al penultimo tiro di 6b+, dunque, Diego afferra miracolosamente lo spit della salvezza, evitandosi un bello schianto in placca abbattuta, dopodiché lo spit medesimo viene ornato da fettuccia kilometrica salvavita... Comunque tutto il team esce baldo e ribaldo in vetta alla paretona e intraprende una discesa un po' intricata per riguadagnare il furgone al Couloir Samson, prima delle piogge (per fortuna) serali. Naturalmente si festeggia il "botto" con doppie Leffe da mezzo litro allo Snack e chi più ne ha più ne ammetta, prima del pollo serale di rito.
Il sabato i nostri eroi sono 'nu poco stancherelli e il solito GP impone democraticamente, scartabellando il kilo di relazioni prese e stampate da CamptoCamp (o come cavolo si chiama) la rilassante Adieu Zidane, massimo 6a, a Galetas.
Accesso nullo, possibilità di fare gli "sborroni" coi turisti che qui si fermano per fotografare il lago, calata da 100 (finalmente!) con staticone giusto all'attacco: che si può volere di più?
La via è molto piacevole, su ottima roccia, con un bel traverso tecnico, e con valutazioni normali.
Poco dopo mezzogiorno siamo già alle auto e nel pomeriggio, come da copione, piove.
Last day, sunday, eccoci alla Carelle in preda a dubbi di via. Che fare? Le stupende nebbie si stanno diradando sollevandosi dal canyon, la giornata tiene, pare sino alle 14 almeno...
Purtroppo (dico io) si impone la pigrizia e ci caliamo direttamente da sotto le ringhiere del posteggio lungo l'antica Ticket Danger, via già unta negli anni '90...
In verità il progetto sarebbe di ripetere Sérieux s'abstenir max 6b+ e 6b obbligato, valutazioni anni ottanta.
Parto io sul 6a "very old school" del primo tiro e ridicolmente mi ritiro al secondo spit, preso da incazzatura per 1) valutazioni di una volta, bastarde dentro 2) chiodatura obbligatoria 3) mia posa terribile delle scarpette, che dovrebbero andar meglio di una volta... 4) quel che volete!
Giampi si lancia super bene su questo e sul tiro seguente, detto 6b, poi opta per un "demi tour" sulla vicina Ticket.
Tutto ok per due tiri, ancora scalabili bene. Meno ok l'ultimo tiro che necessiterebbe di buoni occhiali da sole per non venir abbagliati dalla roccia così unta da splendere... Madonna!
Io da due opto per una variante a sinistra ancora umana come roccia ma non come protezione da primi.
Bene o male i nostri si ritrovano alle due in vetta alla Carelle, ben in tempo per un ultimo pollo allo Snack, prima dell'avvento del più potente dei temporali che abbiamo avuto la fortuna di vedere tutti dalla terrazza del bar, grazie - almeno in parte - alla nostra saggia esperienza di vieiass...
Ri-meeting ad ottobre, of course. Mica vorremmo perderci la magia di quei colori!
Qui di seguito una carrellata di immagini verdoniane: le più belle naturalmente di GP, le altre mie.
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